Adriana Merenda

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Oggi conosciamo l’autrice Adriana Merenda.

PRESENTAZIONE
Sono nata in una casa ricca di libri e ho imparato a sfogliarli fin da piccola, aspettando che la mamma o la zia avessero il tempo di leggermi un racconto o il nuovo capitolo di un romanzo. A volte mi addormentavo abbracciata a un libro, cioè a una storia e ai suoi personaggi. Credo che questo sia stato determinante poi nella scelta dei miei studi, del mio lavoro (ho insegnato letteratura italiana) e infine nella voglia di mettermi in gioco scrivendo a mia volta.
Eppure tutto mi è sembrato casuale, frutto di una certa capacità di azzardo, che è stata premiata.

INTERVISTA

1.Come hai cominciato a scrivere libri per bambini/ragazzi?  
Grazie a un gioco familiare che mi avvicinava ai miei figli. Ho poi elaborato alcuni di quegli spunti, costruendo dei racconti. Credevo che sarebbero rimasti nel cassetto, e così è successo ad alcuni di essi. Ma un giorno ho preso i racconti che mi sembravano più interessanti e li ho mandati a una casa editrice (Nuove Edizioni Romane), che li ha accettati. Ho visto il mio libro esposto alla Fiera di Bologna e stentavo a crederci.
La facilità con cui questo è avvenuto mi ha incoraggiata a continuare.

2. Come nasce un libro?
Dal bisogno di trattenere un’idea e darle forma, elaborando una storia che si arricchisce di particolari e di svolte impreviste. E riesce a sorprenderti.

3. Il tuo primo libro?
“Aspra di Boccasole” (NER), una raccolta di racconti fiabeschi in cui tutti i personaggi sono alla ricerca di una meta e lottano per raggiungerla.

4. L’ultimo libro?
Un romanzo per adolescenti “FAKE falsi Profili” (PIEMME). E’ la storia di Marcella, una ragazza inquieta, sfuggente, che gestisce le sue amicizie virtuali in un modo che si rivela rischioso. La sua fuga diventa un momento di conoscenza, di riflessione, di crescita.

5. Cosa bolle in pentola?
Mi sto concedendo una vacanza e ho chiuso la cucina…
In genere scrivo lentamente, senza obiettivi e scadenze, che mi bloccherebbero. Nel mio rapporto con la scrittura ho bisogno di sentirmi assolutamente libera da attese e aspettative.

6. Il libro che hai nel cuore scritto da te?
Più di uno. “Il borgomastro di Francoforte“ (NER), perché è un giallo ironico che prende in giro i luoghi comuni del genere. “La conchiglia magica” (Il Battello a Vapore) perché il mare, la sua gente e le sue leggende diventano protagonisti. E poi “Capriole sull’asfalto” (NER), che ha segnato il passaggio al racconto realista. Parla di una ragazza, Federica, che si trasferisce in città e in classe subisce l’esclusione e l’isolamento. Ma lei resiste, combatte la sua coraggiosa battaglia e vince, grazie anche all’appoggio sincero di due compagni di classe. Il libro affronta il tema del bullismo, che è molto dibattuto oggi nelle scuole. Negli incontri con gli studenti emergono episodi inquietanti.

7. Il libro che hai nel cuore scritto da altri?
Fermandomi alla letteratura per ragazzi, non ho mai dimenticato “Lo stralisco” di Piumini, un libro che sa affrontare il tema difficile della morte. E poi alcuni libri di Rodari. Devo a questi due autori l’interesse per la letteratura per ragazzi.

8. Cosa stai leggendo, anche non per bambini?
Sto leggendo “Storia di Irene” di Erri De Luca. E’ scritto in una prosa poetica. Grande protagonista è il Mediterraneo, e questo rende il libro vicino ai miei ricordi e ad alcune mie esperienze.

9. Cosa ti piace di più dell’essere scrittore?
Mi piace poter catturare immagini, fantasie, situazioni, problemi, comportamenti e farli diventare RACCONTO SCRITTO. Ogni storia è fluida, si muove verso direzioni a volte inaspettate. Quando è trasferita sulla carta prende una forma definitiva, ma non subito. Quel lavorio di ricerca è stimolante.

10. Cosa non deve mai mancare in un libro per bambini/ragazzi?
Lo stimolo a un approccio immaginativo e critico. Cioè a riflettere e a elaborare. Sono convinta che, iniziato questo percorso, scatti nei ragazzi il desiderio di non fermarsi. Quindi, di leggere ancora. E forse anche di scrivere.

11. Un pensiero sugli ebook?
Appartengo alla generazione che ama i libri appoggiati su lunghi scaffali che occupano gli spazi più comodi della casa. L’ assenza mi farebbe sentire privata di qualcosa di fondamentale. Inoltre apprezzo ciò che dà all’oggetto libro una personalità: le dimensioni, la buona qualità della carta, i caratteri di stampa, il disegno di copertina, il modo in cui si fa tenere in mano, cioè “possedere”. Per tutti questi motivi non ho ancora provato ad accostarmi all’e-book, e non so se lo farò, ma i giovani intorno a me lo fanno. E’ un fatto generazionale. Le due esperienze però non si escludono. Vedo il passaggio dall’una all’altra, e poi il ritorno.

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